L’Indizio Nascosto 2009: il nome della cosa

di Rina Brundu. Sulla severità di metodo richiesta all’autore che voglia scrivere un giallo classico, sul Nuovo Giallo Italiano, sulla balena bianca-Giallista dell’Anno e sul ruolo dei literary games in tempi di crisi…
 
Sia ben chiaro, non abbiamo preso questa decisione a cuor leggero! Proprio così, la decisione di non eleggere alcun vincitore del Premio Letterario L’Indizio Nascosto 2008 (e di conseguenza di non proclamare alcun Giallista dell’Anno), non è stata facile da prendere. Per tutta una serie di motivi: perché la qualità scritturale dei testi in partecipazione all’edizione 2008 è stata generalmente più alta rispetto all’edizione 2007, perché alcuni degli autori si sono dimostrati decisamente bravi, perché parecchi degli eroi presentati rimarranno nel cuore, perché le atmosfere ricreate (particolarmente quelle sarde) sono risultate sorprendentemente convincenti.

Detto questo però, io ritengo che la scelta fatta dalla Giuria e dal Presidente sia stata quella giusta. Qualsiasi altra conclusione di questa avventura, avrebbe inficiato le specificità del nostro concorso. Soprattutto, avrebbe determinato un venir meno della sua severità di metodo e di approccio.  L’Indizio Nascosto, lo abbiamo ripetuto a più riprese e non ci stancheremo mai di farlo è, infatti, un literary game dedicato alla detective story classica, che premia la capacità geniale dell’autore, ovvero la sua abilità nel costruire una trama criminale tecnicamente perfetta. Senza falle.

In virtù di questa specificità, è inutile dire che qualsiasi altra qualità artistica dei testi visionati doveva essere messa in secondo piano. Ci tengo a fare questa precisazione. Ci tengo perché non desidero che le fatiche degli autori, nonché le loro indubbie capacità, ne risultino minimizzate. Non era affatto questa la nostra intenzione! Vero è invece che quella qualità geniale fondamentale ricercata, non è stata, purtroppo, riscontrata nei testi in partecipazione alla seconda edizione. Anche l’anno scorso non si trovò un Giallista dell’anno. Sebbene rimarcando la non completa soddisfazione delle attese, Lo sguardo di Carola di Matteo Poletti fu dichiarato vincitore de l’Indizio. Dalla sua, il testo in questione aveva una buona trama criminale ed era condito del talento di un giovane autore che noi pensiamo proiettato verso un brillante futuro.

Di sicuro, il  diverso risultato di quest’anno è anche il frutto dell’annunciata, serrata vigilanza tesa a fare sì che ogni futuro testo vincitore de l’Indizio sia davvero tale in virtù dei suoi soli meriti.  E dei meriti dell’autore! Diversamente dai tanti, io ritengo, infatti, che in Italia esistano tanti buoni scrittori di romanzi noir – alcuni molto bravi – ma sono convinta altresì che non esistano giallisti. Che, forse, non ce ne sono mai stati! Di sicuro, non nel senso tecnico proposto dai requirements de l’Indizio! L’intellettuale-artista del Bel Paese (non tutti, naturalmente!), raramente si lascia prendere dal gioco. Del resto, non avrebbe tempo,  preso come è ad organizzare promozioni dell’ultima fatica letteraria o a rassicurare i critici più diffidenti sul suo essere davvero impegnato, sul suocommitment a tutti i costi. Scrittori come Emilio Salgari o Giovannino Guareschi, sono state improbabili mosche bianche che hanno pagato in prima persona la libertà dello spirito!

Se può consolare i giovani autori che hanno partecipato, io mi spingo fino a dire che non ritengo che, nello stesso periodo in cui erano aperte le iscrizioni per L’Indizio 2008, sia stato pubblicato, in Italia, un qualche romanzo capace di vincere il titolo di Giallista dell’anno! Sfido, perciò, chiunque voglia confutare questo statement ad inviare alla redazione i dati del testo che presenterebbe questa genialità di fondo. Se mi scoprissi in torto rispetto ad una simile convinzione, non esiterò a fare ammenda ed, eventualmente (per la serie, fatta la legge, trovato l’inganno), a sottopormi ad ogni necessaria punizione corporale (inclusa la flagellazione pubblica!).


Sulle peculiarità del genere giallo classico, sul Nuovo Giallo Italiano
e sulla scarsa credibilità ascrivibile ad un detective ogliastrino

Difficile anche non concordare con Filippo La Porta quando, nel suo saggio breve Contro il Nuovo Giallo Italiano (e se avessimo trovato il genere a noi congeniale?(1), scrive “In particolare adoro vedere i gialli al cinema (d’ora in poi userò, impropriamente, e per comodità, il termine «giallo» per indicare tutti i sottogeneri narrativi legati in qualche modo alla presenza di un crimine: mistery, detective story, noir, spy story, thriller… ). Un po’ meno – confesso – leggerli: mi sembra sempre che l’attesa e il tempo dedicati alla lettura non siano poi adeguatamente compensati. Lo scioglimento finale, anche nel caso di finale aperto, non corrisponde quasi mai allo smisurato dispiegamento di mezzi e retoriche narrative (NDA: corsivo mio)”.

L’ultimo statement, per quanto mi riguarda, descrive in maniera mirabile la passata, presente (e forse futura) produzione NGI! E non solo, dato che, purtroppo, è altrettanto impossibile non convenire che una simile letteratura possa essere quella che – meglio di qualsiasi altra – descrive la nostra italianità di inizio secolo. 

Rapportando una tale considerazione alle cose del premio letterario di cui sappiamo, è doveroso sottolineare che non sono comunque le “annacquate creazioni” ottimamente identificate da La Porta, quelle che abbiamo inteso ricercare con il lancio di questo particolare concorso. Piuttosto, il contrario, ed il verdetto di quest’anno lo dimostra! Fermo restando che L’Indizio resta semplicemente un gioco letterario, un esperimento ludico, è giusto ricordare che questo contest vive di regole severissime e che senza l’intenzione primaria di rispettarle non ha senso neppure parteciparvi. Di fatto, è proprio grazie a questa struttura rigida ed immutabile che un eventuale testo capace di far vincere al suo autore il titolo di Giallista dell’anno, si porrebbe automaticamente fuori dalla produzione NGI.

Per tutta una serie di motivi: prima di tutto perché l’orizzonte di attesa del romanzo giallo classico è aristocratico (che non significa snob), per natura! Per esempio, rispetto al pubblico di lettori attenti che, oggigiorno, è rappresentato da un manipolo di cultori, di collezionisti di prime edizioni golden age, ovvero di professionisti non più giovanissimi, con un dato background culturale, e non abituati a dover giustificare a Tizio o Caio la predilezione per questo o per l’altro hobby letterario; laddove, il Nuovo Giallo Italiano guarda invece ad una massa generalmente ansiosa di assicurare che l’ultimo romanzo letto è stato anche l’ultimo portato in libreria da Paolo Coelho e compagnia scrivente.

Il giallo classico è tendenzialmente aristocratico anche nelle trame raccontate, negli sfondi descritti, nei personaggi creati (vedi l’intera produzione inglese). Questo status vivendi, credo sia conseguenza naturale del suo essere soprattutto un gioco! Un gioco antico, nato e cresciuto in tempi e dentro situazioni socialmente evolute ed economicamente felici. Sulle problematiche che un tale background obsoleto, (occorre ammetterlo, diamine!), pone allo scrittore moderno, mi soffermavo anche anni fa, quando, dopo la pubblicazione di Tana di Volpe (peccati di gioventù!)e quindi la creazione di don Osvaldo, il mio detective ogliastrino, mi interrogavo sulla sua effettiva credibilità (per inciso, sulla credibilità di un simile character).

Già, perché don Osvaldo poteva essere tutto ciò che per me sapeva di buono, ma sicuramente non avrebbe mai potuto (dovuto?) agire e muoversi quale cavaliere di Sua Maestà! Detto questo, e basandomi sulla minima esperienza accumulata da quel tempo in poi, io mi sento di poter dire che questo background originale aristocratico non inficia comunque una possibile produzione moderna. Ancora, non inficia una sua esistenza dentro contesti sociali differenti. Anche difficili. Questo perché, la conditio sine qua non resta sempre e solo la capacità geniale di fondo (che, in quanto tale, può esprimersi in maniera variegata), condita dal talento letterario e da una formata coscienza delle peculiarità di genere. E delle sue necessità.


Alcune considerazioni basate sulle nove obiezioni mosse al NGI da Filippo La Porta 

In questo senso, il sub-genere di cui si occupa l’Indizio (i.e. la detective story classica) vive immune anche alle giustificate nove obiezioni mosse da La Porta alla produzione NGI come, per esempio, l’accusa di portarci “a pensare che il significato della vita consiste in qualche mistero (da svelare)”, o quella di voler pretendere di raccontare “il nostro presente, il nostro paese, la nostra esistenza (individuale e sociale) ecc., sostituendosi all’inchiesta giornalistica o al Grande Romanzo”(1), proponendo un “realismo solo apparente”(1).

Fermo restando che è mia personale convinzione che il significato della vita stia proprio nel suo mistero (ovvero nell’istintiva spinta inerziale che ci costringe a tentare di identificare le ragioni ultime che la rendono possibile, la estrinsecano e dunque la giustificano – anche nelle azioni e negli avvenimenti minimi e quotidiani) e che questo dovrebbe essere invece un tema fondamentale trattato daotro génere di letteratura, è vero invece che un eventuale testo vincitore dei titoli messi in palio dal nostro contest, NON AVREBBE ALCUN DOVERE di raccontare il presente! Sarebbe assurdo che provasse a farlo ed assolutamente fuori dalle aspettative ludiche che lo riguardano e che ci piace ricordare de vez en cuando. Invece, è persino opportuno che un possibile realismo proposto SIA SOLO ossimoricamente apparente! Dirò di più, tecnicamente non è affatto necessaria alcuna pittura realistica, quanto piuttosto un approccio quasi scientifico ed una logica di metodo stringente.

Rispetto all’accusa che questo genere di esercizio scritturale e mentale, fatto “di cliché, formule, regole rigide, tipi prevedibili, automatismi – a cui non si può sfuggire” (1), riduca la letteratura a mero “intreccio”, non posso che rispondere che la letteratura è altra cosa. La letteratura è Kafka. E non ha nulla a che spartire con la nostra intenzione ludica. E’ mia ferma convinzione però che, nel fortunato (quanto raro) caso in cui le richieste (nel senso di aspettative di produzione) fatte agli autori in partecipazione ad un concorso come l’Indizio, fossero esaudite, il risultato ottenuto non sarebbe molto dissimile da una piccola gemma letteraria.


Il nome della cosa e la balena bianca-Giallista dell’anno

Ragionando sulla severità di metodo del Premio Letterario L’Indizio Nascosto, un autore in partecipazione all’edizione 2007, si disse dubbioso che la nostra quest per un romanzo giallo perfetto (perché, in fondo, proprio di questo si tratta) avrebbe mai sortito un qualche risultato. Perché – disse – tale romanzo non esisteva e non sarebbe potuto esistere. Perché si trattava di fantasma. Perché si trattava di balena bianca inseguita da un impedito Capitano Achab. Naturalmente, risposi che non era così: il nome della cosa, per quanto mi riguardava, era lo stesso de Il Nome della Rosa! O quasi.

Mi “secca” citare ancora una volta questo particolare testo del dottor Eco! Mi “secca” perché, una lettura distratta del presente articolo potrebbe vedere, in tale reiterato richiamo, un tentativo di trasformare quel meraviglioso romanzo in una sorta di àncora letteraria allo scopo di approdare alla riva di un’isola che non c’è. A mia scusante, il fatto che, trovandomi impedita a pescare nella produzione nazionale (per le ragioni già addotte), non mi restano molte valide alternative.

Certo potrei guardare alla ricca eredità anglo-sassone, ma non lo faccio proprio perché convinta che Il Nome della Rosa sia davvero il nome della cosa. O quasi, ripeto. In altre parole, Il nome della Rosa è esempio compiuto del perfetto romanzo giallo stile golden age che vorrei vedere vincitore del titolo di Giallista dell’anno. Ho rimarcato “o quasi” perché – vado a memoria – nello specifico, avrei raccomandato uno stripping della lunga introduzione che caratterizza quell’opera e che non sarebbe necessaria per i nostri scopi. Naturalmente, chiedo scusa al dottor Eco per quanto sopra, ferma restando la profonda convinzione che sia target primario di ogni grande scrittore – e quindi va tutto a suo merito – il riuscire a far vivere l’intero universo, con le sue infinite piccole stelle e grandi nebule, dentro una singola opera raccontata. In questo senso, non vi sono dubbi che, anche una perfetto racconto giallo, risplendendo di suo, possa aspirare ad un posto in un simile firmamento e ne faccia parte a buon diritto.

Il valore del literary game l’Indizio Nascosto in tempi di crisi

In chiusura, una considerazione di tipo diverso. Mentre scrivevo questo pezzo, infatti, e mentre continuavo a riprendere parole quali gioco, ludico, hobby e via così, non riuscivo a non avvertire, dentro, la contraddizioni in termini con il mondo reale. Proprio quel mondo reale a cui faceva riferimento Filippo La Porta. Non un mondo reale evocato dalla storia raccontata però, ma un mondo reale che vive parallelo ad essa e la supporta. Soprattutto, un mondo reale attraversato da una profonda crisi economica e da un forte disagio sociale. Un mondo, per forza del suo destino, scarsamente interessato alla possibilità del gioco

Mi chiedo dunque quale possa essere il valore di un literary game come l’Indizio Nascostoin tempi di crisi globale… Senza scadere nella becera retorica, posso solo immaginare che ci sia del bello anche nella nostra capacità di sognare, persino quando tutto trama contro quella possibilità. Motivo in più per operare bene. Motivo in più per tentare di rendere perfetto almeno il sogno. Non è un modo di sfuggire la realtà, quando piuttosto, credo, di incorniciarla. Darle una ragione “meno soffocante” per essere ancora….

Darla alla mia personale dimensione del reale e darla a quella di chi legge. E, in ultima analisi, a chiunque si senta capace di creare la piccola gemma di cui si diceva onde offrirla, col cuore, a tutti noi. Rendendoci più felici per un solo, magico istante. Per quanto mi riguarda, io non ho dubbi che riusciremo a trovarla. Un giorno. Un giorno conosceremo il nome della cosa.


Note:
(1) Da: Sul banco dei cattivi
A proposito di Baricco e altri scrittori alla moda
Interventi Donzelli, 2006
pp. 55-75.

Rina Brundu
Dublin, 22/10/2008
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Featured image, Conan Doyle intento alla scrittura, ritratto da Mortimer Menpes (prima del 1930).
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